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Le erbe di Ildegarda a Sant’Antimo

Da Sabrina Fattorini
Le erbe di Ildegarda a Sant'Antimo
Santa Ildegarda di Bingen

Da qualche anno è possibile trovare le erbe di Ildegarda a Sant’Antimo. In uno spazio adiacente l’abbazia a Castelnuovo dell’Abate, nel comune di Montalcino, nel 2018 è stato infatti inaugurato un orto dove si coltivano erbe officinali. Queste in seguito, opportunatamente lavorate e trasformate, troveranno spazio nei prodotti naturali proposti dalla Farmacia monastica. Olii essenziali, tisane, creme, pomate e unguenti, realizzati con le erbe coltivate a fianco dell’abbazia benedettina.

Chi era Ildegarda di Bingen

Santa Ildegarda di Bingen, badessa benedettina vissuta tra il 1098 e il 1179, è una figura femminile tra le più importanti del Medioevo. Mistica, studiosa di medicina, scienziata e compositrice di musica, sin dall’infanzia ha delle visioni mistiche e i genitori la indirizzano al servizio di Dio. All’età di otto anni Ildegarda viene mandata nel monastero di clausura benedettino di San Disibodo per ricevere una formazione cristiana. In quel luogo nasce una piccola comunità monastica femminile di cui Ildegarda diviene la guida.

La santa Ildegarda condusse uno studio tanto approfondito quanto concreto della Natura e dei suoi impieghi in medicina e suddivise le malattie dell’uomo in tre categorie. Ad ogni gruppo di malattie corrispondono delle erbe curative, le stesse che oggi si coltivano nell’orto di Santa Ildegarda a Sant’Antimo.

Le erbe di Ildegarda a Sant'Antimo
I dintorni dell’abbazia (foto Simona Pacini)

L’erbario dell’abbazia

Dell’erbario dell’abbazia fanno parte erbe officinali come l’acetosa, l’achillea, l’aquilegia, l’alloro, l’assenzio. E ancora, biancospino, elicriso, citronella, erba cipollina e iris pallida. Non potevano inoltre mancare lavanda e maggiorana, melissa, mirto e olivo, origano e rosmarino, così come ruta, salvia, santolina, santoreggia, stevia e timo.

L’abbazia di Sant’Antimo (foto Simona Pacini)

Il cosmo e i suoi elementi

Di Ildegarda ci rimangono diversi libri, a testimonianza delle sue visioni. Il più famoso è il “Liber Divinorum Operum” in cui descrive la creazione nel suo rapporto con Dio e la centralità dell’uomo, nesso tra cielo e terra, tra creatore e creature. La quarta visione del Liber rappresenta il cosmo e i suoi elementi: cerchi di fuoco, acqua e aria si alternano fino al globo centrale della terra. Secondo lldegarda il fuoco è il cervello, con il sangue, l’aria è il respiro e l’intelletto. L’acqua rappresenta i liquidi corporei, la terra il sistema muscolare e osseo. Ildegarda studia la relazione tra uomo, cosmo e natura per comprendere i processi di malattia e salute considerando corpo, anima e spirito.

Nei testi di Ildegarda ricorre il termine latino Viriditas che indica ciò che è di colore verde e che germogliando esprime freschezza e vigore. Un termine con il quale la santa intende la vitalità, l’energia creativa che si perde quando viene a mancare la fede e subentra l’aridità del cuore, facendo entrare le malattie. Il verde rappresenta per Ildegarda la salute sia fisica che spirituale.

Il soffitto dell’abbazia (foto Simona Pacini)

Malattie: le tre categorie

Attraverso gli elementi, l’uomo è in relazione con il cosmo intero, formato da fuoco, aria, acqua e terra. L’acqua, per esempio, è rappresentata nel salice, le cui fronde si lasciano trasportare dalla corrente. L’aria si ritrova nella betulla, albero lieve, con le foglie fruscianti ad ogni minimo soffio di vento. II fuoco è collegato alla quercia, albero della forza e del coraggio. Il suo colore è simile al rosso del sole al tramonto. Infine, la terra è riflessa nel cipresso, albero della longevità, con il forte fusto ben radicato nel terreno. Ildegarda suddivide anche le malattie dell’uomo in tre categorie: la prima interessa il sistema nervoso, i muscoli, la pelle, le mucose; la seconda riguarda gli organi, i tessuti e i vasi sanguigni; la terza i tessuti dell’apparato digerente collegati al nutrimento.

Tabellone all’ingresso dell’orto di Ildegarda (foto Simona Pacini)

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