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La leggenda degli uomini-uccello

Da Sabrina Fattorini

La leggenda degli uomini-uccello in piazza Provenzano a Siena. Questa è una micro storia legata alle mille e passa storie della città. Una di quelle favole che si narrano fin dalla notte dei tempi e che arrivano fino a noi solo perché passate di bocca in bocca attraverso i secoli e le generazioni. 

Siena come Rapa Nui

La leggenda degli uomini-uccello fa volare la mente nell’oceano Pacifico fino a Rapa Nui, la misteriosa Isola di Pasqua. La storia è diventata piuttosto nota anche grazie all’omonimo film di Hollywood. La leggenda narra di una competizione, una lunga nuotata per raccogliere l’uovo depositato dal Manu Tara e una corsa in salita per depositarlo ad Orongo, sulla cima del monte.

Isola di Pasqua – L’uomo-uccello dipinto su un sasso

 

Tornando a Siena, la leggenda degli uomini-uccello la troviamo nel libro “Guida magica per bambini” del giornalista, scrittore e sceneggiatore Massimo Biliorsi, pubblicato dalla casa editrice Il Leccio. 

La “Guida magica” di Massimo Biliorsi

«In questa splendida piazza di Siena, dove si trova la collegiata di Provenzano, vive una insolita leggenda – scrive Biliorsi -. La voce popolare ci dice che qui, tanto tempo fa, si riunivano a notte fonda gli uomini fatati della città. Chi fossero queste strane creature nessuno di preciso lo sa: erano comunque persone in grado di leggere il futuro, di vedere le altre creature invisibili notturne e soprattutto di poter aiutare chi avesse bisogno». 

La leggenda senese è dunque una storia molto rassicurante, una di quelle che si possono raccontare ai bambini per farli addormentare. Ma come erano questi uomini fatati?

«Si assomigliavano un po’ tutti continua Biliorsi -: magri e pieni di ossa che sporgevano dal corpo, con gli occhi grandi e la bocca piccola, il naso aquilino e il lungo collo. Insomma, un po’ uomini e un po’ uccelli, tanto che si dice che, dietro le spalle del loro stretto maglione, nascondessero tutti un paio di ali. Queste strane creature erano nate nella notte magica di San Giovanni, quella del 24 giugno, in un momento di luna nuova, che è poi la notte più fatata e lunga dell’anno. Di giorno, alla luce del sole, erano uguali a tutti gli altri uomini, quindi tanti non sapevano che erano in realtà “persone magiche”». 

La leggenda non spiega perché gli uomini-uccello avessero scelto proprio la piazza di Provenzano per le loro riunioni notturne. 

«In questa piazza – si legge ancora – si riunivano per ascoltare le storie più strane, le favole della notte, con il loro capo che gli suggeriva chi aiutare il giorno successivo. Quando la loro riunione era finita, alle prime luci dell’alba, volavano via in gran segreto alle loro case, entrando da una finestra che avevano lasciato aperta. E così si addormentavano fino a che non suonavano le campane della mattina».

Le mille storie di piazza Provenzano

Piazza Provenzano è un luogo già ricco di tante storie. Per esempio è la piazza dove campeggia la collegiata dedicata alla Madonna in onore della quale ogni 2 luglio (pandemie e guerre permettendo) si corre il Palio di Siena.  

L’edificio, a pianta a croce latina, con un’unica navata, è sovrastato da una cupola ottagonale con tamburo all’incrocio del transetto. La facciata è realizzata in travertino, divisa in due piani con cornicione sporgente culminante in un timpano centrale e due volute laterali.

Realizzata in stile manierista, i lavori diretti dagli architetti Damiano Schifardini e Flaminio del Turco sono iniziati il 24 ottobre 1595. Il completamento e la consacrazione risalgono invece al 16 ottobre 1611.

La Collegiata di Provenzano a Siena (da Wikipedia)

Il condottiero di Montaperti

Due parole anche sul rione che ospita l’omonima piazza, così chiamato dal nome del condottiero Provenzano Salvani. Nato a Siena nel 1220 circa fu ucciso durante la battaglia di Colle il 17 giugno 1269. La sua testa fu esposta dai vincitori, i guelfi fiorentini, infilzata su una picca. Provenzano ebbe un ruolo di primo piano nella battaglia di Montaperti nel 1260.  

Dante Alighieri lo cita nella Divina Commedia, XI canto del Purgatorio, mentre il XIII è dedicato alla zia, la nobildonna Sapìa, che fu lieta di vedere il nipote ucciso e i senesi sconfitti nella battaglia di Colle.

La chiesa di Provenzano vista dalla Torre del Mangia (Wikipedia)

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